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Seni e uova di Mieko Kawakami

Seni e uova di Mieko Kawakami è un romanzo che volevo leggere da tempo, è stato anche apprezzato da Murakami (uno dei miei scrittori preferiti in assoluto), ma dopo averne letto un estratto avevo pensato che non potesse fare al caso mio.

Dopo aver ricevuto un buono in regalo (che ho voluto spendere acquistando libri della letteratura giapponese), ho deciso di dargli una possibilità e ho preso la decisione giusta.

Questo romanzo è formato da due parti: Estate 2008 ed Estate 2016/2019. La prima è stata scritta dall’autrice nel 2008 ed era a tutti gli effetti un romanzo breve intitolato Seni e uova.

È stato ampliato nel tempo con l’aggiunta del romanzo Summer stories pubblicato con questo titolo nel 2019, che poi sarà edito nel 2020 in tutto il mondo con il titolo di  Seni e uova.

Trama della prima parte

Il romanzo gira intorno alla vita di tre protagoniste femminili Natsuo, Makiko e Midoriko.


Natsuo è la voce narrante e nella prima parte del romanzo ci parla del suo trasferimento a Tokyo avvenuto quando aveva 20 anni con il sogno di diventare una scrittrice.

Ci trasporta nel passato quando viveva a Osaka in una famiglia molto povera raccontandoci di quanto la sua vita e quella di Makiko (la sorella maggiore) sia stata sempre costellata di lavoro e sofferenza, sin dalla più tenera età.


Il racconto è inframezzato dalle pagine di diario di Midoriko, figlia di Makiko, una ragazzina dodicenne che improvvisamente ha deciso di non parlare più con la madre.

Questi frammenti di diario sono una delle parti che mi è piaciuta di più del libro.

Infatti Midoriko è alle prese con i problemi della pubertà e della trasformazione del corpo, con il timore e il disgusto per l’imminente arrivo delle prime mestruazioni e il terrore di dover un giorno procreare.

Sono pensieri molto genuini, calati perfettamente nella testa di una ragazzina con mille dubbi e paure.

“Se solo penso che prima o poi le mestruazioni verranno anche a me e che tutti i mesi, per chissà quanti anni, avrò del sangue che colerà in mezzo alle gambe, mi prende un terrore indescrivibile”.

Già da questa prima parte, quindi, possiamo notare che l’autrice mira a parlare di temi prettamente femminili come appunto le mestruazioni, il corpo femminile, la fecondazione, la maternità.

Trama della seconda parte

La seconda parte riprende la vita delle tre donne 8 anni dopo, anche se la protagonista è decisamente Natsuo, che è riuscita a pubblicare un suo romanzo e a diventare una scrittrice promettente.

I temi che tengono banco nella parte più corposa del romanzo sono la maternità e la fecondazione assistita.


Natsuo, alla soglia dei 40 anni, si trova senza un compagno, ma con uno struggente desiderio di diventare madre.

Inizia quindi a informarsi sulla fecondazione assistita, cosa che in Giappone è illegale, per cui cerca varie modalità per far fronte alla situazione.


Tutto ciò porterà a moltissime riflessioni sul senso della maternità, sulla giustezza o meno di mettere al mondo un essere umano che non ha scelto né deciso di nascere, sull’egoismo della madre.

Non si parla solo di maternità, ma anche di morte, di elaborazione del lutto, del senso della vita in un modo così dolce e delicato che solo nella letteratura giapponese possiamo trovare.

“I morti e ciò che li riguarda non possono cambiare, restano immutati per l’eternità. Finché ci sarà anche un solo essere umano che si ricorda di loro e delle loro cose, saranno per sempre com’erano in passato, nello stesso posto, e continueranno a ripetere le medesime parole”.

Considerazioni personali

Quello che mi è saltato spesso all’occhio è che le figure maschili del libro (il padre della protagonista nonché i mariti di alcune donne presenti nel romanzo) sono sempre negative.

Gli uomini spesso sono inetti o dispotici, con le mogli che sono remissive oppure non riescono a svincolarsi da una relazione che oramai porta solo problemi e insoddisfazioni

Natsuo, sola e indipendente, diventa l’emblema della donna forte che pur di avere un figlio va contro tutti i dettami della società.

Si vuole sottolineare la sacralità di una tappa così importante per una donna che va oltre il mero riprodursi per far sopravvivere la specie.


D’altronde l’utero lo abbiamo per un motivo o no? E se vogliamo usarlo o meno la decisione direi che spetta a noi donne in primis.

“Perché io credo che qualsiasi siano i nostri sogni, prima o poi troveremo per forza ciò che cerchiamo, grazie alla voce che ci guida. La vita di un essere umano non è mai uniforme: ci sono momenti in cui il colore cambia di colpo”

Il romanzo ha sicuramente dei tratti autobiografici (l’ho scoperto leggendo un’intervista all’autrice), e, anche se il finale del libro, a mio avviso, ha un po’ stonato, credo che leggerò il suo ultimo romanzo uscito, Heaven, per approfondire una delle autrici che mi ha fatto più riflettere in questo 2021.

Vuoi leggere altre recensioni di autori o autrici giapponesi? Vai alla nostra rubrica Giappone Infuso.

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